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VIAGGI
Sud America I
Sud America - Parte I -
Mercoledì 2 luglio 2
Dopo una bellissima quanto inaspettata settimana di chiacchierate e sedute infinite di magica connessione Adsl stesi sul tappeto di Paulo il brasiliano nella casa di Londra di Paolotripmaitrop.com, mentre la moglie Célia incredibilmente simpatica nonostante lo squatting nella sua stanza, e il loro figlio di 5 anni Felype recentemente convertitosi alla Tv via cavo e successive lotte alla Hulk...(ho perso il filo).
Dopo tutto cio' e anche dopo la simpatia di Thomas, ecuadoriano, e la sua compagna di stanza anche lei brasiliana ..insomma dopo una settimana a Londra in mezzo a Sud Americani (e un abruzzese), come messi li dal caso in una specie di pre-accoglienza al sottoscritto nella loro parte di mondo.....finalmente e' arrivato il momento di partire! Purtroppo e' arrivato proprio quando stavo bene e cominciavo a pensare di allungare l'auto-apparassitamento e, ancora purtroppo, e' arrivato alle due e dieci di mattina dopo un'ora di sonno in seguito a una nottata a passata a parlar del tripcentre con co-co-Cobretti ma il tempo e' tiranno e se vuoi voli cheap, in un modo o nell'altro la paghi. E allora via con lo zaino in spalla in un night bus doppio e rosso londinese che mi scarica a Oxford Circus nel mezzo della notte ma prima mi regala una scena very-London con un tipo very jamaicano che scende dal secondo piano del bus e mi chiede una penna perche' "you know, ho appena pubblicato un disco c'e' un tizio sopra che gli piace e you know adesso gli do' il mio email, you know, man, cool man, right?" e poi arriva il tizio che si rivela un tizio-giapponese eccitatissimo che mi dice "great man, listen, listen" e mi sbatte sulle orecchie il suo walkman che mi avvolge in un rap soft, mentre l'email dell'artista diventa una lista di tutti i negozi di Londra dove sono in vendita i suoi dischi. Il Very Jamaicano poi mi chiede di fare propaganda e io gli dico di si, mi fa lo spelling del suo nome ma non mi ricordo nulla se non la canzone che faceva "headphones, headphones..." (cuffie, cuffie..). Scena very very London, a Martellago queste cose non succedono. Poi scendo a Oxford Circus e cammino nella notte verso Piccadilly sotto una pioggerella fina fina ritrovandomi nell'after party di strada dei festaioli del martedi' e mi sconvolgo soprattutto per delle ragazze nere succintamente vestite come nei video rap di Los Angeles.
Pioviggina su di me e sul mio zaino, estremamente fuori posto in quel luogo, non così come l'ebreo (riconosco la "r") ubriacone e gay che mi indica la fermata, non come lui dico perche' lui "ci sta dentro" perfettamente nella scena. Hoopppss eccoci sopra il secondo Night Bus che scivoliamo verso Heathrow, mentre gia' ho sonno e cosciente che davanti a me ci sono piu' di 20 ore di viaggio prima di arrivare non tanto in Venezuela, non tanto a Caracas, non tanto all'albergo/ostello o bordello che sia ma al letto che ora sotto di me mi chiama e dice "scrivi domani, scrivi domani..." roooonfffff......
A Londra a casa di Paolo.
Puerto La Cruz, a 300 km da Caracas Venerdi' 4 Luglio dosmiltres
Caracas, a sentire tutti, e' una citta' molto pericolosa e siccome l'ostello che avevo trovato via internet e' in una delle zone piu' brutte, decido di vedere la citta' tra qualche mese, quando le cose si saranno calmate. Da Macuto passo comunque per la citta' che mi inghiotte nel metro', bello e pulito, e mi sembra di essere a Madrid, per cui cominciano a venirmi dubbi sulla pericolosita' del luogo. Alla stazione Plaza Venezuela quasi scendo e vado all'Ostello, ma poi mi lascio trasportare e scendo dove dovevo scendere.
Sulle scale mobili chiedo ad una signora dove si prende il minibus per il Terminal Oriental e lei mi aiuta. Appena arrivati in superficie mi dice che un tipo ha tentato di aprirmi lo zaino mentre eravamo sulle scale mobili "Sta' attento", mi dice.
Non credo sarebbe riuscito a sfilarmi il computer impunemente, pero' mi sarebbe dispiaciuto, per lui, che si fosse portato via i calzetti sporchi. Comunque tutto liscio fino al terminal oriental dove in attesa del bus per Puerto La Cruz mi mangio un tonno ai ferri per 1,5 Euro. La signora mi chiede con cosa voglio il tonno. "con cosa c'e'?", chiedo io. "con riso, patate, banane....o con me!" "con te?", "si come contorno". E si fa una bella risata. Tutti simpatici, si parla, si scherza e ci si saluta. Salgo in pullman (6 Euro) e giuro che e' un cinema viaggiante con tutti i vetri oscurati, tendine chiuse, aria condizionata e...un buco al posto del televisore! Tutti si mettono a ronfare allegramente, io cerco di leggere un po' il libro di turno (romanzo storico sulla Regina Elisabetta in inglese) e guardo fuori.
Vedo le palme, gente al bordo della strada che dorme, auto vecchiotte...insomma il classico corollario di un paese tropicale. Mi viene subito nostalgia di Bali, ma non sono li'. So gia' che ci vorra' un po' per ambientarsi e mi ritrovo a chiedermi se il Sud America entrera' in me così come l'Asia. E' qualcosa di molto simile all' innamoramento.
Il Sud America mi fara' innamorare e dimenticare l'Asia? MMmmm...si vedra'. Ad una fermata vedo un giornale con scritto "Berlusconi se pico'" e prendo un colpo, poi vedo che si e' impiccato solo virtualmente con la dichiarazione sugli SS...mi sembra difficile crederci..il potere logora. La sera arrivo a Puerto la Cruz, scendo dal bus, alzo lo sguardo verso il cielo e il mio istinto naturale mi dice dov'e' il mare. Mi ci dirigo passando in mezzo gente che non mi nota nemmeno, e cerco di respirare l'atmosfera, ma non vi trovo violenza. Arrivo al mare e la baia e' bellissima, sembra quella di Benidorm ma molto piu' grande e senza tutti quei grattacieli. Il primo Hotel ha un buon prezzo, 11,5 Euro con a/c, tv via cavo, acqua calda, molto spaziosa..insomma non perdo tempo e mi ci ficco. Scopro poi che vicino c'e' anche un internet cafe', per cui ne faccio la mia casa per il weekend.
Faccio un salto in spiaggia, piena di coppiette romanticamente abbracciate che sembra una scena di "Svegliatevi!!", quando il Regno di Dio scendera' sulla terra. La sabbia accoglie un po' troppa plastica, ma nessuno e' perfetto e Dio ha i suoi disegni imperscrutabili. Una pizza da asporto la sera, e mentre aspetto un tipo mi viene addosso, dice "desculpe", poi mi guarda e dice "scusami". Ma ce l'ho scritto in faccia che sono Italiano? Comunque ne approfitto per dire che qui ci sono esattamente 1 turista, io.
Puerto la Cruz.
Giovedì 10 Luglio 2003, Playa el Agua, Isla Margarita, Venezuela
Lo ammetto: i miei report sono spesso scritti sotto l' effetto di sostanze stupefacenti. Mi sono infatti accorto che due tazze di caffè mettono in moto il mio cervello in maniera eccellente. Se uniamo poi il fatto che la cosa piu' vergognosa, assurda, infantile, idiota e divertente che abbia mai fatto in vita mia e' appena stata nominata su Radio Deejay, l' energia si moltiplica. Chi avrebbe mai pensato che la famosa serie del Tenente Cobretti sarebbe uscita dall 'anonimato che un 'estensione illeggibile in .mpg proteggeva teneramente?
Ma vi rendete conto? Chi mi darà un lavoro ora che sanno che il mio vero nome e' Porchetti? S e finora in qualsiasi momento sarei potuto tornare indietro, adesso il punto-di-non-ritorno e' stato definitivamente oltrepassato.
Così come l' hai oltrepassato tu, caro Cobretti... Con la coscienza chiara dell 'esclusione definitiva dal mondo reale, mi accingo a scrivere un po' su questi giorni passati.
Innanzitutto, come sempre agli inizi di un viaggio, e' passata una settimana e gia' mi sembra un mese. Primo vantaggio del viaggiare: non vivi piu' a lungo ma ne hai la forte impressione, con la vita che non ti scivola addosso nell'attesa di un qualcosa che arriva sempre domani e accade sempre da un'altra parte. No, ci sei in mezzo, e anche se non sempre e' quel paradiso che appare agli occhi degli altri, almeno ci sei in mezzo. Cronaca: da Puerto de La Cruz ho preso un Ferry che in due ore mi ha portato alla Isla de Margarita dove mi sono piazzato in una spiaggia a caso, Playa el Agua, e ho trovato uno dei migliori Hotel del mondo per rapporto qualità prezzo: 20.000 bolivar che al cambio in nero di 1 euro per 2400 = sono 8.3 Euro!! Si chiama Miramar. www.miramarvillage.com
Maggiori informazioni nella TripGuida ma posso gia' dire che aria/condizionata, frigo, Tv, acqua calda, cambio asciugamani e lenzuola quotidiani, travi in legno, ambiente molto carino ecc ecc ecc a 8 Euro non li avevo trovato neanche a Bali o in Thailandia (ma occhio che in alta stagione cambiano le cose).
Per il momento, nonostante il prezzo uguale e la mancanza di alcune di queste facilities, il migliore resta il Warini di Ubud, Bali con le stanze in alto a sinistra, le mura intagliate a mano e soprattutto l'essere nelcuore vero e palpitante di Bali con la signora che la mattina tutta vestita da cerimonia ti viene a piazzare le offerte per gli dei fuori dalla stanza. Playa el Agua non e' Ibiza, diciamolo subito, ma ieri ho fatto un salto nella discoteca in spiaggia e c'era movimento. Per il resto e' una spiaggia lunghissima con parecchie zone isolate, dove si puo' fare anche un po' di surf oppure giocare a pallone con dei colombiani che intanto bevono whisky e mi chiedono per che squadra tifi e io che e' un po' che non tifo piu' faccio anche brutta figura.
Simpatici i colombiani, ho gia' sentito che sono le persone piu' simpatiche del Sud America, quasi quasi ci vado? A sentir loro non c'e' problema, mmmm. Un attimo che spiego: io non so ancora se andare in Centro America, Caraibi o Sud America. Cioè io volevo andare in Centro America per arrivare fino in Messico dove c'e' Manu (vedi Australia 2000).
Il problema e' che non c'e' verso di arrivare in Centro America (Panama) senza passare per la Colombia. Ora, non e' che io sia uno che si fa troppi problemi ad andare in postacci, ma siccome mi piace leggere il giornale, ho letto che in questo momento in Colombia si stanno muovendo un po' di cose, e si stanno muovendo nella direzione sbagliata. In altre parole i rapporti tra guerriglia e governo sono in rotta. Questo di solito significa sequestri.
Siccome gia' normalmente ce ne sono 3000 all'anno, siccome in Cina ho conosciuto una Svizzera che in Colombia e' stata sequestrata, siccome il mondo e' grande ecc ecc ecc non credo che ci passero'. Certo i ragazzi mi hanno detto che i colombiani sono brava gente, ma... Voi direte: vola! Ehhhhh siiiiii, e credete che costi 9 Euro piu' tasse? Qui si parla di 200/300 Euro al minimo! Quindi o trovo un ferry dal Venezuela a Panama o me ne scendo in Brasile che e' gente simpatica anche li, tie'! E poi ho sempre i voli gratis della Lufthansa e magari volo dal Brasile al Messico.
Insomma si vedra', relax. Adesso sta piovendo e non accenna a smettere per cui finche' non sballa, niente surf che ho trovato dei ragazzi che mi affittano una tavola. Stavo quasi pensando di comprarmi la terza tavola della mia vita e stavolta passare tutta la costa del Sud America e surfarmela con costanza, chissà che sia la volta buona che imparo!! E anche se non imparo resta sempre il fascino del surfista che se ne va verso la spiaggia col sole che sale piano alle proprie spalle e lascia un'ombra sulla sabbia bagnata, mentre gli sguardi della gente denotano un'ammirazione per quell'uomo in sintonia con l'energia dell'oceano.
Ma tanto non ci credo neanch'io.
Questo pesce a 3 euro con bibita inclusa.
Playa el Agua.
Giovedi' 17 Luglio 2003, da un bus in Brasile, verso Manaus
Ispirato da quello scrittore che diceva: "ho trovato due strade nel bosco, io ho preso quella piu' difficile e meno frequentata, ed e' stata la scelta giusta", io ho scelto quella piu' facile e me ne sono sceso in Brasile.
Ovviamente appena salito in bus ho conosciuto un australiano e un inglese che erano appena stati in Colombia e mi hanno detto che al momento attuale il Venezuela e' ben piu' pericoloso. Non l'ho scritto ma in seguito alla crisi politica (colpo di stato fallito) e' aumentata la criminalita' e un centinaio di morti ammazzati nel weekend e' la norma.
Non ci crederete ma l'australiano del Queensland viaggia con tanto di didgeridoo al seguito, della serie supportiamo gli stereotipi., L'inglese invece si e' fatto 3 giorni di galera in Argentina perche' il tipo che l'aveva tirato su in autostop aveva appena rubato la macchina, poi ha fatto un incidente ed e' scappato, lasciando l'inglese solo a subire le accuse di furto in spagnolo (lui che sa dire solo "cerveza" - birra). 1300 Dollari hanno risolto il problema con un buon avvocato. Non viaggiate da soli ragazzi, prendete un pacchetto, ve l'ho sempre detto.Ci eravamo lasciati alla Isla Margarita, no? Ok, dopo qualche giorno di spiaggia, corsette abbatti-panzetta (funzionano!!), tric-troc sul computer e un tocco di vita notturna, ma non troppo, ho deciso di andare, appunto in Brasile. Devo dirlo chiaramente: non prendete me come esempio se dovete viaggiare indipendente.
Una guida, tipo la Lonely Planet, compratela. Io ho le scusanti che
1) Non sapevo dove andavo quindi che guida compravo? Caraibi, Sud America. Centro America?
2) In Venezuela non l'ho trovata
3) Di solito scrocco la guida agli altri backpackers, ma in Venezuela non se ne sono visti Insomma mi sono ritrovato bloccato da un mancato vaccino contro la febbre gialla che NON confermo ufficialmente di essermi procurato illegalmente come dicono abbia detto in radio, era solo un problema di collegamento telefonico che ha distorto le mie parole. E' stato molto bello il viaggio dalla Isla Margarita fino a Santa Elena de Uariez (confine col Brasiu).
Dato che nessuno pareva sapere niente di orari di ferry e bus ho deciso, molto logicamente, di partire presto per arrivare il piu' lontano possibile in quella giornata destinata al viaggio. - sveglia alle 5:30 del mattino che per me, fautore del "m'arzo quanno me sveglioo" del romano Marco conosciuto in Cina, e' gia' un sacrilegio. - camminata con zaino fino al bus
- 1 bus per Porlamar (capitale dell'isola), 1 ora per 12 km
- 1 bus per Punta de Piedra (dove c'e' il ferry), 1 ora per 15 km - arrivo alle 8 e il ferry e' alle 10
- arrivo a Puerto la Cruz (terraferma) alle 12 - camminata con zaino e sole spaccapietre fino alla stazione dei bus e il bus e' alle 4
- me ne vado a mangiare e torno alle 3, il pullman arriva alle 7.
Insomma alle 7 ero ancora a pochi km dal punto di partenza. Ma il viaggio e' magia e proprio in una situazione come questa ci sono stati dei bei momenti. Come di solito accade, le disgrazie uniscono e mi sono messo a parlare con un venezuelano-tedesco che vive in Colombia ed e' costretto ad andare fisicamente da suo padre in un paesino venezuelano a prendere i soldi perche' c'e' il blocco totale dei bonifici in valuta. Non ci e' arrivato perche' sul nostro pullman non l'hanno fatto salire in quanto non aveva biglietto che non aveva potuto comprare perche' non c'era nessuno all'ufficio.
Il pullman era mezzo vuoto. Poi conosco una cilena che lavora per l' Unicef con la quale mi faccio il viaggio di notte e mi racconta come devo fare per raccogliere sponsor per il Tripcentre, dato che lei proprio di 'ste cose si occupa.
Poi scende in mezzo alla Gran Savana/Sabana e mi dice di non perderla che' bellissima.
La Gran Sabana.
Poi mi metto a parlare con un brasiliano molto simpatico che mi dice: - "Eu soy pastore..." e mentre io penso a qualcosa di simpatico da dire sulle pecore (giuro), aggiunge
- "..si, pastore evangelista e soy andato a evangelisare una iglesia en Venesuela" (ragazzi metteteci in mezzo l'accento brasiliano ed e' troppo forte). Da dire: il bus era di una comodita' estrema, con sedili reclinabili quasi-a-letto e aria condizionata, tanto che mi sono detto:"invece di fermarmi vado fino in Brasile".
E pensare che su due volte che ho preso l'intercity in Italia, due volte non funzionava l'aria condizionata e una volta abbiamo avuto due ore di ritardo e non mi hanno dato il bonus perche' non avevo prenotato (?!?!!). Vabbe'. Ma insomma, arrivato in questa citta', scopro che ci vuole il certificato internazionale contro la febbre gialla e che dopo essersi inoculati il vaccino, bisogna aspettare 10 giorni.
Uno sguardo agli avvoltoi volteggianti nella Savana e decido che 10 giorni qui non li voglio passare. Avendo calcolato a puntino i soldi (non fatelo mai), mi sono ritrovato con 1000 bolivar (circa 1000 lire) e non ho potuto prendere un taxi, per cui via a piedi sotto una pioggerella fitta fitta fino a questo posto western dove come prima cosa mi butto in una banca e in solo un'ora me ne esco con dei soldi (perche' non sono andato al bancomat? Non prendeva la Visa e il conto sul quale ho la Maestro/Cirrus e' quasi a secco).
Mi piazzo poi in un bell'Hotel a pochi schei (7 euro) e via alla ricerca del certificato. Una volta sistemato il problema burocratico apparentemente insolubile dato un ospedale in "sciopero indefinito finche' non ci pagano", mi faccio un giro in bicicletta per la Gran Sabana, con tanto di avvoltoi che si mangiano un cane morto, e al ritorno mi perdo col sole che quasi cala e le zanzare che iniziano a penetrare lo strato di Autan.
Cerco di orientarmi con il sole ma mi rendo conto che non me ne intendo di questi sistemi moderni e gia' mi vedo stecchito a fare da dessert agli avvoltoi ed ecco che tra l'erba alta un metro appare un indigeno in abiti civili e gli chiedo la strada e lui con lo sguardo saggio forte di una cultura millenaria, senza un attimo di dubbio, mi dice: "di la'". Allora vado di la' e stanno bruciando l'erba e se arrivavo 5 minuti dopo avrei dovuto pernottare dagli indigeni e parlare in Swahili con i solito discorsi sulla Grande Luna e il Leopardo parlante. Alla fine la mia avventura finisce e anche se il tutto si e' svolto a 5 km da Santa Elena, mi e' sembrato di essere un eroico esploratore.
Santa Elena de Uariez.
Alla prima fermata in Brasile...
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